LOGAN (2017) Azione/Fantascienza/Dramma
Nel panorama del cinema contemporaneo, e in particolare all’interno del genere supereroistico, LOGAN rappresenta una frattura profonda, quasi definitiva. L’impostazione basata sull’idea implicita di eternità – corpi invulnerabili, poteri soprannaturali, destini ineluttabili – viene scardinata da un nuovo antagonista: il tempo. Come forza dominante e ineludibile, irrompe silenzioso, inesorabile e irreversibile.
La regia di James Mangold costruisce un racconto che sovverte i codici del genere, portando al centro il decadimento. Attraverso due figure emblematiche, il film mette in scena una doppia traiettoria di disgregazione. Wolverine, simbolo di forza indistruttibile per circa due secoli di vita, involve in Logan, un uomo dal corpo claudicante: ferito, stanco, vulnerabile e dolorante. La sua umanità non emerge come conquista o redenzione, ma come condanna inevitabile.
Accanto a lui, Charles Xavier incarna una crisi speculare ma complementare: quella della mente. Se Logan è materia che si consuma, Professor X è coscienza che si frammenta. Il suo potere telepatico, sinonimo di controllo e ordine, diventa instabilità pura, una minaccia globale di livello omega. Non è più guida né punto di riferimento morale, ma origine di smarrimento e pericolo.
In questo equilibrio precario si inserisce la piccola Laura, figura che potrebbe sembrare portatrice di futuro e redenzione. Tuttavia, la ragazzina non rappresenta una vera rottura con il passato, bensì la sua reiterazione: è il riflesso di Logan, la prosecuzione di una violenza che non viene mai realmente superata. Piuttosto che interrompersi, il trauma si trasmette, si eredita, si perpetua sotto nuove forme.
Il film si struttura così come una lunga tensione verso la fine. In questo senso, la frase «Logan, you still have time», pronunciata da Charles, assume un valore profondamente ambiguo. Non è apertura verso una reale possibilità di salvezza, ma un’illusione estrema. Il tempo evocato non è promessa, bensì residuo: un margine ridotto, forse già compromesso, entro cui tentare di salvare ciò che resta. È un tempo che pesa più come responsabilità che come opportunità.
Logan scopre – e al contempo rifiuta – un legame che lo obbliga a confrontarsi con una dimensione nuova: quella della responsabilità affettiva verso Laura. Dopo una vita segnata dall’isolamento e dalla negazione dei legami, la possibilità di generare e trasmettere qualcosa di sé appare quasi insostenibile e insano. Eppure, proprio in questo rifiuto si gioca il nodo centrale del film: la tensione tra il desiderio di sottrarsi al dolore e l’impossibilità di evitare l’eredità.
Giuseppe Miccichè




