THE FOG (1980) Thriller/Horror soprannaturale
L’opera si basa sulla colpa metafisica, e prende spunto dall’estetica di HP Lovecraft e dal racconto The Monkey’s Paw di W.W. Jacobs pubblicato nel 1902. Il concetto fondamentale è: non risvegliare ciò che è morto. Come nel racconto, il ritorno dei marinai non è una lieta resurrezione, ma una punizione macabra per l’avidità del passato. La pellicola non si limita a narrare una vendetta d’oltretomba, ma mette in scena la fenomenologia di un debito ontologico: i cittadini di Antonio Bay, pur non essendo gli esecutori materiali del massacro coloniale, ne abitano le strutture e ne godono i frutti, ereditando così un peccato originale che li rende corresponsabili.
Come teorizzato da Karl Jaspers ne La questione della colpa, esiste un livello di responsabilità che trascende la legge criminale e la moralità individuale, radicandosi nella solidarietà tra gli esseri umani. Quando l’ingiustizia viene commessa per fondare una comunità, ogni suo membro ne diventa garante involontario. La nebbia si manifesta allora come l’epifania di questa colpa: non è solo un elemento atmosferico, ma un “angelo” della giustizia storica che squarcia il velo dell’oblio collettivo. Essa agisce come uno specchio del rimorso, trasformando il passato rimosso in una forza inarrestabile che esige una retribuzione, sospesa tra la riparazione dei torti terreni e una spietata punizione divina.
La storia di The Fog di John Carpenter ha origini alquanto curiose. Durante un viaggio a Stonehenge, il maestro dell’horror e Debra Hill si imbatterono in una nebbia fittissima che avanzava verso il sito archeologico. Da quell’esperienza nacque l’idea di un film che mettesse al centro della scena creature sinistre celate nella foschia e in procinto di rivelarsi.
Giuseppe Miccichè




