THUNDERBOLTS (2025) Azione/Sci-fi

In Thunderbolts i temi affrontati ruotano attorno a una profonda crisi dell’individuo più che al classico conflitto eroico. Il film mette al centro personaggi isolati, esclusi sia dalla società sia dal mito dell’eroe, che vivono una condizione di alienazione identitaria: non sanno più chi sono né quale sia il loro posto nel mondo. Questa solitudine strutturale si intreccia con una depressione silenziosa e funzionale, fatta di apatia, cinismo e sopravvivenza meccanica, in cui l’azione e la violenza diventano spesso l’unico modo per anestetizzare il vuoto interiore. Il passato pesa come un trauma costante: errori irreversibili, colpa, manipolazioni subite e scelte sbagliate generano un senso di colpa cronico che non trova una vera espiazione, ma solo una convivenza forzata.

LA LUCE NON RIESCE A ILLUMINARE SÉ STESSA
Robert Reynolds – semplicemente Bob – è la metafora del conflitto interno dell’anima depressa, dilaniata tra il desiderio di luce e un’ombra onnipresente. La tragedia del superuomo nietzschiano: Bob, divenuto Sentry, ha un potere immenso ma è schiavo di sé stesso. È come se il suo stesso potere fosse ciò che lo condanna all’isolamento e all’angoscia.

“Non puoi salvare il mondo se non riesci a salvare te stesso”. Nasce la versione oscura di Bob: The Void, la parte repressa della psiche, l’ombra junghiana. È ciò che l’IO rifiuta di guardare ma che, ignorato, cresce fino a divorare l’identità, non è semplicemente l’assenza, ma una presenza oscura che mina il senso.

Giuseppe Miccichè