The Thing / La Cosa (1982) Body Horror/Sci-fi
Anomia e paranoia costituiscono il nucleo tematico dell’opera socio-politica più enigmatica di John Carpenter. Dopo l’arrivo di un “soggetto” indesiderato, il pregiudizio si insinua tra i membri di una stazione di ricerca americana in Antartide, diffondendosi fino a generare un clima di progressivo deterioramento.
L’idea – ormai contaminata – erode lentamente la struttura sociale: il gruppo si frammenta in sottogruppi, i sottogruppi si dissolvono in individui antagonisti e gli antagonisti si riducono ulteriormente fino alla singolarità. Il pregiudizio si configura così come Πόλεμος (polemos in quanto conflitto portatore di…). “Polemos è padre di tutte le cose, di tutte le cose è re; gli uni disvela come dei e gli altri come uomini, gli uni fa schiavi gli altri liberi” {Eraclito}
Insieme a Prince of Darkness (1987) e a In the Mouth of Madness (1994), The Thing fa parte de La trilogia dell’apocalisse.
The Thing si estende ben oltre la sua epoca e si riflette in molte opere POP anche più recenti: in Stranger Things, oltre al titolo che evoca l’opera di Carpenter, la locandina del film è presente come easter egg nel seminterrato degli Wheeler. (S.1 Ep.1)
The Hateful Eight (2015) di Q. Tarantino presenta una struttura narrativa e visiva fortemente ispirata a quella di The Thing: le vaste distese innevate, che annullano i riferimenti spaziali e isolano i personaggi, si contrappongono agli interni artificiali, ristretti e claustrofobici. In entrambe le sceneggiature, inoltre, la tensione drammatica è alimentata soprattutto dalla crescente paranoia e dalla progressiva sfiducia tra i protagonisti. A comprovare ulteriormente tali parallelismi, è stato reso pubblico che la colonna sonora, L’ultima diligenza per Red Rock, con la quale Ennio Morricone vinse il Premio Oscar nel 2016, trae origine da materiali musicali inizialmente composti per The Thing. Tuttavia, Carpenter preferì un’altra versione: il tema da lui scelto si distingue per un andamento misurato e minimale, scandito da un ritmo cardiaco regolare che costruisce una tensione latente, suggerendo una calma solo apparente dietro la quale emerge progressivamente un senso di minaccia e di inevitabile sopraffazione.
Nel 2011 arrivò al cinema un nuovo The Thing: un prequel che retrocede lo sguardo alla stazione di ricerca norvegese, in cui viene svelata l’origine del pericolo. Un tentativo di espansione narrativa che, pur mantenendosi coerente con l’impianto originario, non riuscì a ottenere un riscontro critico altrettanto favorevole, rimanendo in una zona d’ombra rispetto al film del 1982.
Eppure, come un organismo latente, l’idea sembra resistere al tempo: nel 2025 lo stesso John Carpenter ha accennato di star lavorando a una nuova sceneggiatura per un ipotetico The Thing 2, segno che quella tensione primaria – quel polemos – non ha mai cessato di mutare, replicarsi e ritornare. Che sia il frutto di una nuova denuncia sociopolita scaturita dalla più recente amministrazione negli USA?
Giuseppe Miccichè




