ENEMY (2013) Thriller psicologico/Suspance

CHAOS IS ORDER YET UNDECIPHERED.

Per comprendere appieno la dietrologia psicologica messa in scena in ENEMY, è necessario compiere un percorso interartistico che dalla settima arte conduca alla terza e alla quarta. Il film di Denis Villeneuve trova infatti un imprescindibile punto di partenza nel romanzo O Homem Duplicado di José Saramago, Premio Nobel per la Letteratura, per poi aprirsi a una suggestiva connessione con Maman di Louise Bourgeois: una monumentale scultura alta circa dieci metri raffigurante un gigantesco ragno, o meglio, una madre-ragno, simbolo di una maternità ambivalente e perturbante.

In ENEMY , il protagonista — di cui conosciamo pochissimi elementi antecedenti agli eventi narrati — si trova improvvisamente di fronte all’incontro più sconvolgente della sua vita: il suo vero nemico. Adam/Anthony è costretto a indagare su se stesso per comprendere l’origine del proprio antagonista, intraprendendo un percorso lento, enigmatico e costellato di allegorie disseminate lungo l’intera pellicola.

Per cogliere il significato dei singoli frame è necessario uno sguardo clinico, allenato alla comunicazione visiva: il regista costruisce infatti il film attraverso indizi graduali, sparsi in una città claustrofobica e in ambienti interni — la scuola, la casa, il motel — cupi, spogli e per certi versi onirici. A questa costruzione visiva si affianca la componente sonora: le musiche di Danny Bensi contribuiscono a rendere angosciante l’intera esperienza visiva, amplificando la tensione latente e la dimensione perturbante del racconto. L’opera si configura così come una prova di “esistenzialismo tertuliano”, in cui l’incontro con il Doppelgänger costringe il protagonista ad agire e a confrontarsi con la propria esistenza, mentre la figura femminile assume il ruolo di diapason emotivo e simbolico, amplificando e rivelando le tensioni profonde del racconto.

Il finale vi lascerà col fiato sospeso.

Giuseppe Miccichè